Banda ultralarga, si rischia sulla qualità

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Non solo quantità. La partita della banda ultralarga si giocherà anche e soprattutto sul fronte della qualità della fibra e degli altri componenti della rete.

Se è vero che da un lato la capillarità della diffusione delle nuove reti farà inevitabilmente la differenza in quanto a diffusione dell’“alta velocità” dei bit e dei servizi evoluti, dall’altro la differenza di “valore” si misurerà in termini di qualità, ossia di capacità delle reti di garantire la customer experience.

In Italia stanno per partire i cantieri per cablare le aree bianche, quelle oggetto dei bandi Infratel. Le aziende della filiera Tlc sono tutte in fermento per fare fronte agli ordinativi che fanno il paio fra l’altro con quelli nelle aree nere dove le telco hanno aumentato gli investimenti e con i progetti di cablaggio legati al piano Industria 4.0.

La partita dunque si fa interessante e la questione qualità farà inevitabilmente la differenza.

L’Authority per le Comunicazioni con il progetto Misura Internet (disponibile anche per la rete mobile) punta proprio a dare agli utenti la possibilità di valutare le prestazioni del servizio di collegamento internet a banda larga.

Qui banda larga fissa fa rima con Adsl. Banda ultralarga fissa fa rima con fibra, ma anche in questo caso “misurare” consentirà di tenere d’occhio la qualità.

La fibra ottica non è tutta uguale: la scelta dei materiali, in particolare quelli per il rivestimento dei cavi, può fare una significativa differenza sul fronte delle eventuali interferenze elettromagnetiche e quindi della “tenuta” della velocità di trasmissione del segnale.

La modalità di collegare le fibre fra loro, ossia la tecnica per “legarle”, è un altro degli elementi che può impattare sulle performance. E l’adozione di sensori lungo la rete, che possa consentire di monitorare con puntualità il percorso e di intervenire tempestivamente con attività di manutenzione in caso di guasti e malfunzionamenti è un altro dei plus che possono fare la differenza.

La scelta del fibre-provider da parte delle telco non è dunque banale e di qui ai prossimi due-tre anni potrebbe farsi “critica”. La domanda di fibra sta aumentando di pari passo con l’aumentare della domanda di connettività da parte degli utenti finali.

Il rischio è un “overbooking”: le telco potrebbero trovarsi di fronte a lunghi periodi di attesa a causa dell’innalzamento degli ordinativi sui fornitori e ciò potrebbe scatenare il ricorso a società meno “accreditate” sul mercato, ossia che hanno in pancia prodotti di qualità inferiore, pur di soddisfare la domanda di mercato.

Ciò potrebbe avere un impatto, e non da poco, sul fronte dei costi (quelli di manutenzione e/o sostituzione delle infrastrutture) e quindi sul business stesso delle telco e più in generale di quelle realtà che avranno bisogno di acquistare fibra a sostegno della loro operatività.

In Italia stanno per partire i cantieri per cablare le aree bianche, quelle oggetto dei bandi Infratel. Le aziende della filiera Tlc sono tutte in fermento per fare fronte agli ordinativi che fanno il paio fra l’altro con quelli nelle aree nere dove le telco hanno aumentato gli investimenti e con i progetti di cablaggio legati al piano Industria 4.0.

La partita dunque si fa interessante e la questione qualità farà inevitabilmente la differenza.

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