Banda ultralarga, bisogna sciogliere il nodo Comuni

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Il maggior ostacolo sul cammino della banda ultralarga italiana?

È sempre lo stesso da anni e continua ad esserlo: la burocrazia. Nonostante gli sforzi del governo per mettere in campo risorse dedicate, nonostante il battage informativo, nonostante le evoluzioni tecnologiche che hanno consentito di semplificare, e non poco, la posa dei cavi (si pensi alle mini-trincee), nonostante gli investimenti al rialzo da parte degli operatori e dei produttori, la burocrazia continua a rappresentare l’intoppo maggiore. E la sfida più importante resta sempre quella a livello dei Comuni.

Per fare un esempio, Open Fiber, la società di Enel e Cdp, sta procedendo con fatica nell’ottenimento delle autorizzazioni legate alla prima gara per la realizzazione delle reti a banda ultralarga nelle aree bianche:

una trentina i Comuni che hanno dato l’ok fino ad oggi, ma la prima fase, che conta 51 location, doveva già esaurirsi entro fine settembre, stando alla roadmap ipotizzata.

E si spera di arrivare a dicembre con un “pacchetto” di almeno 65 Comuni. Le difficoltà operative sono state, per altro, segnalate nel corso degli anni da tutte le telco in campo.

Tim ha appena stretto un patto con Utilitalia, la Federazione che riunisce oltre 500 operatori attivi nei servizi pubblici di acqua, ambiente, energia elettrica e gas, per accelerare al massimo i tempi della realizzazione delle reti facilitando l’uso delle infrastrutture esistenti (tubi, cavidotti e reti dell’illuminazione pubblica).

Grazie al “riuso” si abbatteranno drasticamente gli scavi per la posa della fibra e si eviteranno “duplicazioni”: l’accordo prevede infatti anche la progettazione condivisa nei casi di posa di nuove infrastrutture.

Punta a dare un colpo di accelerata alla realizzazione delle reti ultrabroadband anche il Libro Bianco che Anfov e Anci sveleranno il prossimo mese di novembre: sarà una sorta di vademecum con tanto di best practice, descrizione delle tecniche di posa più innovative, riferimenti normativi ma soprattutto indicazioni pratiche per i funzionari comunali – di quei piccoli e piccolissimi centri finora ai margini degli investimenti degli operatori – alle prese con procedure autorizzative non semplici.

Secondo quanto emerso in occasione dell’annuncio del Libro Bianco da parte di Anfov e Anci, al momento della posa dei cavi ci si trova impantanati in una vera e propria giungla di sottoservizi: uno ogni 13 metri che nel 65% dei casi interferisce con i lavori.

Ciò comporta un rallentamento dei via libera da parte delle amministrazioni: nel 30% dei 150 principali comuni italiani i tempi di ottenimento dei permessi per i lavori sono sopra la media.

I Comuni più virtuosi rispondono in 1,8 mesi, quelli più lenti ce ne mettono 6,2. Intanto per i piccoli Comuni sono in arrivo anche preziose risorse: il Senato ha infatti dato definitivamente il via libera a uno stanziamento di 100 milioni di qui al 2023 che prevede fra i vari interventi anche la diffusione della banda larga. Le misure riguardano 5.585 Comuni, il 70% del totale, dove vivono oltre 10 milioni di persone, pari al 16,59% della popolazione italiana.

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