La burocrazia è il male dell’ ultrabroadband italiano.

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La realizzazione delle infrastrutture ultrabroadband fisse nel nostro Paese sta marciando a rilento o quantomeno non alla velocità in grado di garantire il pieno sviluppo della nuova imprenditoria e di sostenere l’ambizioso piano Industria 4.0 di recente battezzato dal ministro Carlo Calenda.

Una situazione che non solo contribuisce a tenerci bassi nelle classifiche europee (a partire dal DESI che quest’anno ci piazza al 25mo posto), ma non ripaga gli sforzi, non pochi, degli operatori di Tlc che hanno ripreso a investire nelle nuove reti e che hanno persino annunciato piani al rialzo per quanto riguarda risorse stanziate e copertura territoriale e dei servizi.

L’impasse italiana si presenta dunque come un’“anomalia”: le risorse ci sono, i piani pure, la domanda di video e l’avvento delle tv connesse – assicurano analisti ed esperti – farà da traino alle nuove connessioni.

Ad accendere i riflettori sulla questione ci ha pensato di recente la Corte dei Conti che, nella relazione presentata al Parlamento sull’attività svolta da Infratel nel periodo 2007-2015, ha evidenziato che, seppur

“l’intervento pubblico abbia contribuito alla notevole riduzione, nel nostro Paese, del digital divide riferito all’uso della banda larga”, di contro si registrano “ritardi nella realizzazione delle infrastrutture, dovuti prevalentemente alla abnorme durata dei procedimenti di rilascio dei permessi degli enti proprietari delle aree attraversate dalle nuove infrastrutture”.

Abnorme durata dei procedimenti dunque. E troppi enti coinvolti nei processi autorizzativi: Comuni, Province, Anas, Rfi, per citare i principali.

È questo il “male” tutto italiano.

Il governo ne è consapevole e, non a caso, l’ultima riunione del Comitato banda ultralarga Mise-Regioni si è focalizzata proprio su come velocizzare la posa della fibra ottica nelle aree bianche (quelle a fallimento di mercato) ed evitare che la burocrazia si metta di traverso ai cantieri al via.

Il Comitato ha sollecitato la stipula di convenzioni ad hoc con Comuni (migliaia quelli coinvolti dai bandi Infratel) e Province (città metropolitane) per “standardizzare” le procedure autorizzative e snellire le lunghe procedure relative ai permessi.

Già siglata la convenzione con Anas e imminente quella con Ferrovie.

In pole position la Toscana, che ha annunciato una convenzione ad hoc che vede in campo Regione, ministero dello Sviluppo Economico, Infratel e soprattutto i 73 comuni interessati dal primo bando per le aree a fallimento di mercato aggiudicato a Open Fiber, che prevede investimenti nel territorio toscano per 222 milioni di euro.

Nel Bolognese convezione fatta fra la Città metropolitana, Lepida e Infratel per favorire la realizzazione della rete ultrabroadband nelle aree bianche attraverso l’utilizzo sinergico delle infrastrutture e l’impiego di tecniche innovative che riducano tempi e costi di intervento, garantendo nel contempo un basso impatto ambientale.

Per garantire il cablaggio di tutte le aree industriali la Regione Friuli Venezia Giulia ha invece deciso di cedere parte della rete pubblica agli operatori di Tlc che potranno offrire servizi di connessione direttamente alle aziende insediate.

“Entro l’anno tutte le zone industriali saranno interamente coperte”, ha garantito l’assessore Mariagrazia Santoro.

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