E-health e mercato unico digitale. Ue affila le armi

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Niente mercato unico digitale se non si rivoluziona la sanità.

Partendo da questo assunto la Ue ha varato un manifesto ad hoc – la E-health Declaration – che include le proposte di oltre 100 organizzazioni europee per lo sviluppo della sanità digitale in Europa.

La Dichiarazione sottolinea gli ostacoli da superare per lo sviluppo dell’ E-health in Europa: la mancanza di fiducia nei servizi elettronici da parte degli utenti, la mancanza di interoperabilità tra sistemi IT, l’assenza di un chiaro quadro normativo di riferimento, la formazione inadeguata tra i professionisti dell’ health care.

Il documento suggerisce dunque soluzioni per superare questi colli di bottiglia, come approcci unificati per lo sviluppo delle infrastrutture per lo scambio dei dati e la sensibilizzazione dei pazienti.

Fondamentale anche l’attuazione della Data Protection Regulation in modo da proteggere la privacy ma non impedire il libero flusso di dati tra paesi Ue.

Per il commissario Ue alla Salute e alla Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, il manifesto “rende più ambiziose le iniziative sulla digital health e consente di intervenire in modo più efficace su temi come cybersecurity e data sharing”.

“Le autorità e le amministrazioni pubbliche ricoprono un ruolo cruciale – spiega Andriukaitis – perché devono creare le condizioni per lo sviluppo dei servizi elettronici, ma da sole non bastano: serve il contributo di tutti gli interessati e una stretta collaborazione pubblico-privato per l’attuazione del cambiamento”.

Per l’Italia si tratta di una sfida prioritaria: la digitalizzazione del processo sanitario e conversione alla medicina personalizzata (anche da remoto), possono valere un risparmio equivalente a un punto del nostro Pil, pari a circa 20 miliardi.

E con la diffusione totale delle ricette mediche online si possono risparmiare 2 miliardi di euro l’anno.

Ma, stando ai dati dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, gli investimenti sono in calo.

Nel 2016 sono stati spesi complessivamente 1,27 miliardi di euro (1,1% della spesa sanitaria pubblica, 21 euro per abitante), con una contrazione del 5% rispetto al 2015 (1,34 miliardi di euro, pari all’1,2% della spesa sanitaria pubblica, circa 22 euro per abitante).

La spesa complessiva dell’Italia resta dunque lontana dagli standard dei Paesi europei avanzati e la contrazione conferma quanto i ritardi normativi, la mancanza di risorse inizialmente “promesse” nel Patto per la Sanità digitale e l’incertezza dovuta alle riforme sanitarie in atto in molte Regioni abbiano bloccato nuovi progetti.

Cosa serve alla Sanità italiana per avviare quel rinnovamento organizzativo e tecnologico che le consentirebbe di offrire servizi efficienti e di qualità a cittadini, pazienti e medici?

“La Sanità italiana è a un bivio. Appare ormai chiaro come l’innovazione digitale sia essenziale per andare verso una Sanità sostenibile – spiega Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità – ma occorre accelerare e rimuovere barriere e inerzie all’innovazione cominciando dal valorizzare al meglio le iniziative di successo già presenti sul territorio italiano ed europeo.

Nei prossimi mesi sarà importante ‘sbloccare’ e utilizzare al meglio le risorse economiche a disposizione, come quelle del Pon governance ‘Ict per la salute’, la cui reale disponibilità dipenderà anche dalla capacità di programmazione e progettualità.

È inoltre fondamentale investire nella cultura digitale dei cittadini e operatori, coinvolgendoli anche nella progettazione dei nuovi servizi.

In sintesi, è urgente agire affinché il Ssn e i sistemi sanitari regionali possano mettersi in marcia speditamente per rispondere alle esigenze di cittadini, medici e operatori sanitari, che vanno resi sempre più digitali e protagonisti del sistema di cura.

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