Piano banda ultralarga. Via alle gare

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Sta per entrare nel vivo il piano banda ultralarga per portare i 30 Mbps a tutti gli italiani e oltre i 100 Mbps all’85% della popolazione entro il 2020.

A poco più di un anno dall’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, della Strategia italiana per la banda ultralarga – era il 3 marzo 2015 –il Piano che punta a portare la fibra ottica nelle aree a fallimento di mercato, le cosiddette aree bianche, si prepara per la fase “attuativa” delle gare. Il primo bando è stato appena annunciato.

Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo e Molise le regioni in pole position ma anche le altre si stanno progressivamente organizzando e, stando a quanto annunciato da Palazzo Chigi, tutte le regioni saranno pronte entro l’estate.

A disposizione circa 3 miliardi di euro di cui 1,6 miliardi stanziati dal Cipe, 1,187 miliardi di fondi Fesr e Feasr e 233 milioni di Pon imprese e competitività. Risorse che saranno utilizzate per effettuare interventi in 7.300 Comuni.

La sfida sarà importante: le reti di accesso Nga sono disponibili, a livello di copertura, solo per il 44% delle famiglie a fronte di una media europea del 71%.

Anche riguardo ai sottoscrittori al broadband fisso siamo ben al di sotto della media Ue pari al 72%: in Italia è infatti abbonato alla banda larga il 53% delle famiglie. E il dato è ancora peggiore nel terreno dell’ ultrabroadband (oltre 30 Mbps) che ad oggi raggiunge solo il 5,4% degli italiani contro una media europea del 30%.

Per recuperare il tempo perso e fare dell’Italia un Paese all’avanguardia – questo l’obiettivo che si è posto il governo Renzi con il Piano banda ultralarga – va da sé che i riflettori sono tutti puntati sulla fibra ottica, la tecnologia “prescelta” poiché considerata l’unica, al momento, in grado di traguardare due obiettivi: quelli al 2020 ma soprattutto quelli futuri che andranno ben al di là dei 100 Mbps.

Le gare riguardano le aree bianche ma si continua a lavorare anche per le reti nelle aree grigie e nere che già hanno raggiunto una connettività di almeno 30 Mbps.

Al fine di conseguire anche in tali aree un importante salto di qualità la “Strategia” prevede l’intervento dello Stato laddove gli operatori, pur essendo presenti, non hanno interesse a investire in progetti che migliorino significativamente la qualità delle reti e dei servizi digitali.

Le risorse pubbliche possono essere impiegate in linea con gli obiettivi dell’Agenda digitale europea anche se si attende ancora la luce verde da parte dell’Europa per quel che riguarda la normativa sugli aiuti di stato. Parallelamente alle tematiche regolamentari e normative esiste infine un ultimo punto da sciogliere: nell’esecuzione del piano banda ultralarga, quanto conta la QUALITA’ DELLA FIBRA OTTICA che verrà utilizzata?

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