Ultrabroadband italiano: newco e nuove regole

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All’incirca sei milioni di linee a banda larga è il dato con cui si chiude il 2018. L’Italia ha intrapreso il cammino dell’ alta velocità e, proprio quest’ anno, ha spinto fortemente sull’ acceleratore: un milione le connessioni a 100 Mb in più rispetto al 2017.

È la tecnologia FTTC (Fibre-To-The-Cabinet) – secondo quanto emerge dall’ultimo Osservatorio trimestrale AGCOM – a tenere testa con 5 milioni di unità, seguita dal Fixed Wireless Access (650mila (accessi) e poi dall’FTTH (Fibre-To-The-Home) a quota 400mila accessi. Se spostiamo il focus sulle connessioni a 30 Mb/s, l’orizzonte si amplia: le linee sono passate dal 2% al 38% del totale, quindi oltre uno su tre è un utente ultrabroadband italiano.

Il 2018 passa alla storia delle TLC anche come l’anno dell’avvio dei cantieri Open Fiber: sono mille i Comuni in cui l’azienda partecipata da Enel e CDP (Cassa Depositi e Prestiti) è già operativa. A seguito dell’aggiudicazione dei bandi Infratel e il termine dell’anno, saranno 4,8 milioni le unità immobiliari connesse, come ha annunciato Elisabetta Ripa, Amministratore delegato di Open Fiber. In questo scenario, anche Tim, azienda italiana di telecomunicazioni, ha accelerato la roadmap dei lavori per la posa della fibra.

Nonostante i buoni risultati la strada però è ancora lunga e in salita, non solo perché le connessioni a 100 Mb sono ancora poche, ma anche e soprattutto perché l’Europa ha rilanciato la posta puntando a connessioni a 1 Gb entro il 2025. Per raggiungere questo obiettivo bisognerà necessariamente fare leva sull’FTTH, ma all’appello mancano 150 miliardi di €.

Secondo stime della DG Connect della Commissione Europea bisognerà mettere sul piatto 500 miliardi di €, ma le Telco hanno previsto e messo in conto investimenti che ammontano a un totale di per circa 350 miliardi di €.

La chiave di volta, sostengono in molti, è rappresentata da un cambio di passo nella regolamentazione: in Italia si è acceso il dibattito sul modello RAB (Regulatory Asset Base), lo stesso utilizzato per le reti elettriche e del gas. Tale modello non è più orientato al costo – come quello attualmente utilizzato nelle TLC – ma all’evoluzione del business e al ritorno degli investimenti.

Quest’ultimo dovrebbe fare da pilastro portante alla creazione della newco delle reti Tim-Open Fiber su cui si sta stringendo il cerchio, a patto però che si tratti di una “newco wholesale only”, considerato che il nuovo Codice delle Comunicazioni Europee vincola il RAB esclusivamente a questo criterio.

In conclusione, il 2019 sarà un anno importantissimo per l’ ultrabroadband italiano: se si opterà per una newco a controllo o maggioranza statale attraverso CDP (Cassa Depositi e Prestiti), ipotesi che acquisisce sempre più credibilità, la realizzazione delle nuove reti sarà responsabilità e dovere dello Stato.

In caso contrario, se si lascerà ai privati il controllo dell’infrastruttura, la partita si giocherà sul fronte della competizione con connotazioni e anche esiti profondamente differenti.

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