Digital Society. La partita si gioca sulle competenze

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Le infrastrutture di telecomunicazione, in particolare la banda ultralarga in fibra, hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo della digital society (società digitale). L’esistenza di un mercato che rispetti i criteri della concorrenza è fattore abilitante per stimolare gli investimenti dei privati, ma laddove le aziende non riescono ad investire, i governi hanno un ruolo essenziale da svolgere, anche intervenendo nella scelta della tecnologia più adatta. La fotografia è scattata dalla ricerca ” Enabling Digital Society ” di Prysmian, condotta da Wolter Lemstra, Senior Research Fellow presso la Facoltà di Tecnologia, Politica e Gestione del TU Delft nei Paesi Bassi nonché ricercatore presso il Cern di Bruxelles.

“Se implementata correttamente, la rivoluzione IT offre alla nostra società un’opportunità unica per migliorare notevolmente la produttività”, spiega Lemstra. Ecco perché gli investimenti nelle reti da soli non bastano.

“I vantaggi economici della banda larga – evidenzia l’esperto – si concretizzeranno solo se gli investimenti in hardware e software saranno accompagnati da investimenti in capitale umano, con attenzione particolare allo sviluppo delle competenze digitali, al ripensamento dei modelli di business e dei processi aziendali”.

Ma su che tipo di banda larga occorre investire? Lemstra ebbe a che fare per la prima volta con la tecnologia FTTH nel 1991,  in occasione di un test pilota di KPN in Olanda. All’epoca la scelta più ovvia era quella di utilizzare le reti in rame già esistenti per evitare la spesa di posare nuovi cavi: la fibra sembrava eccessiva.

“Oggi, invece, la fibra è assolutamente necessaria – sottolinea Lemstra – Il video è un driver importante. La larghezza di banda è essenziale non solo per scaricare e guardare contenuti, ma anche per garantire l’efficienza di applicazioni aziendali quali teleconferenza o videosorveglianza. Senza contare lo sviluppo dell’ Internet of Things che connette miliardi di oggetti oppure l’evoluzione della telemedicina, in particolare della chirurgia a distanza. Si tratta di applicazioni che richiedono una latenza bassissima e una elevata velocità di dati, andando ad aumentare notevolmente la domanda di fibra. In questo contesto tentare di estendere la vita delle reti di rame non è una soluzione sostenibile a lungo termine”.

“Naturalmente la scelta finale spetta al provider – prosegue l’esperto – ma i governi hanno il dovere di stimolare la scelta della soluzione future proof. Se il governo finanzia una rete, ad esempio in un’area rurale, può decidere quale tecnologia sia più appropriata. In tutta Europa rileviamo approcci tecnologici diversi basati soprattutto sulle iniziative di aziende non telco, cooperative o di comunità di utenti. I governi, nazionali e regionali dovrebbero valorizzarle”. “In molti Paesi dell’Europa centrale e orientale che non avevano reti in rame sono passati direttamente alla fibra – esemplifica l’esperto – se la corsa alla fibra continua, si stima che il gap con Giappone e Corea (Paesi con alti tassi di uso della fibra ndr) potrà essere colmato entro il 2020”.

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